Movimento Eversivo Rinascita Democratica Anticlericale

 

Immutabile nei secoli

"Una migliore conoscenza delle diverse culture porta a relativizzare
le norme e i sistemi etici particolari, anche quelli dell'Occidente, 
considerati ed imposti dalle chiese cristiane come la stessa
espressione della ragione universale"

"La monopolizzazione ideologica e culturale della religione di Gesù
Cristo da parte dell'Occidente diventa ancora più intollerabile
nell'ordine morale quando si vedono degli uomini approfittare della
loro posizione di autorità nella Chiesa per imporre a tutte le nazioni,
in nome di Dio, la sensibilità etica propria alla loro area culturale"

Queste frasi non le ha scritte Lenin, ma un teologo camerunense su
un numero della rivista "Nigrizia" del 1983. "Nigrizia" è la rivista
dei padri missionari comboniani; i suoi esponenti sono spesso in prima
linea nel dire no alle guerre, tutte le guerre, e nel chiedere alla
Chiesa di farsi portavoce, in modo chiaro e senza tentennamenti, di
un'interpetazione delle scritture che sia consona ai principi della
nonviolenza, della vicinanza agli ultimi, ai diseredati; i redattori di
Nigrizia sono ovviamente visti dalle gerachie vaticane come il fumo
negli occhi.

Ora, indovinate chi, lette queste frasi, scrisse una lettera
infuocata ai responsabili dell'organizzazione comboniana chiedendo una
pubblica ritrattazione di quanto esposto nell'articolo? Chi altri, se
non l'inflessibile allora cardinale Ratzinger, colui che ora tuona
contro il relativismo, che chiede a tutti gli uomini, nessuno escluso,
di comportarsi "come se si credesse" (e in nome di quale precetto?).
Colui che ora, dal soglio di Pietro, dovrebbe guidare la chiesa in un
mondo dove sempre maggiore è il divario fra il Nord e il Sud del mondo,
dove proprio il tentativo di imporre ad altri le proprie ideologie ed
etiche rischia di portare ad un conflitto di civiltà di proporzioni
inimmaginabili?

Non si può fare a meno di riflettere come la chiesa sia sempre più
un'istituzione, nell'accezione più deleteria del termine, piuttosto che
un'assemblea di fedeli, come le gerarchie siano sempre più distanti da
coloro che almeno sulla carta, dovrebbero guidare. Una chiesa,
soprattutto, che non ammette repliche e dissensi, che non esita ad
isolare chi, anche al suo interno, "osa" chiedere che, almeno, si
rifletta sul ruolo che dovrebbe avere nel mondo, in tutto il mondo,
sapendo bene che questo mondo in cui viviamo è popolato da uomini di
culture e religioni diverse, e che è difficile sperare in una
conversione di massa. La chiesa cattolica, per l'autorità del suo capo,
potrebbe essere un formidabile interlocutore nelle lotte per la pace,
per la redistribuzione delle risorse, per una giustizia se non
universale almeno certa; sta diventando, invece, sede di affri più o
meno puliti, di direttive morali che guardano indietro e pretendono che
per seguirle si debbano chiudere gli occhi di fronte non solo alle
ingiustizie, che quello potrebbe farlo chiunque per comodo o
vigliaccheria, ma anche di fronte ai cambiamenti incredibili e
velocissimi che tutti abbiamo giornalmente sotto gli occhi.

Per inciso, la ritrattazione da parte della rivista non è avvenuta.

Ruini visto da Benni

Cito un articolo di Stefano Benni riportatomi da g1ga:

Ruini, di Stefano Benni, il lupo.

"Al cardinale dei Marines Ruini vorremmo far sapere.
Che quando consiglia o vieta, la smetta di dire "gli italiani", e tenga presente che non tutti gli italiani sono cattolici.
Quindi rifletta se per lui esiste ancora la laicità, o se dobbiamo cambiare la costituzione.
Vorremmo
anche fargli presente che esistono, oltre alla sua, molte altre
religioni monoteiste o politeiste o eccetera, ognuna con una diversa idea della famiglia.

Che quando ci parla di "guerra al terrorismo" e "peccati orribili contro la famiglia" e lancia altre rampogne e anatemi,
è suo diritto farlo, ma ci piacerebbe tanto, in qualche sua omelia,
sentire parole come "perdono", "dialogo", "libero arbitrio " e altre parole che fanno parte del Vangelo e del pensiero dei credenti, oltre che del corredo di ogni bieco ateo.

Che comunque il termine ateo, o laico, o come preferisce lui
"miscredente", non vuole dire:" nemico della fede", ma "che ha altre
idee rispetto alla fede", in special modo rispetto alla fede del
cardinale Ruini. Se non capisce questo il cardinale finisce per
assomigliare pari pari a quei signori della fatwa che non gli piacciono.


C'è bisogno di aggiungere altro?

Curiosità varie

OPUS DEI E OPUS GAY. Santiago, Cile: le
parole non hanno padroni. Il movimento cattolico ultraconservatore
dell'Opus Dei ha perso la battaglia contro un giornale gay cileno. Il
ramo cileno dell'Opus Dei aveva fatto causa al giornale, che si era
chiamato Opus Gay, dicendo che la pubblicazione aveva infangato il
movimento cattolico. L'Opus Dei, vicinissima al Vaticano, è uno dei
principali oppositori in tutto il mondo dei diritti dei gay e delle
nozze omosex. Dopo due anni di battaglia legale la commissione
giudiziaria cilena per la proprietà intellettuale ha emesso una
sentenza favorevole al giornale Opus gay. La sentenza è stata definita
dal Movimento per l'integrazione e la liberazione omosex una «vittoria
senza precedenti». Insomma ognuno può chiamare la propria attività
«opus», con il termine latino che corrisponde alla parola italiana
«opera». C'è l'opera di Dio e c'è l'opera gay.
Tratto da l'Unità

Nonostante
lo sdegno per l'arroganza di certe richieste che provengono dalla
chiesa ed affini, sono piacevolmente colpito da questa notizia che ha
per una volta fatto prevalere buon senso.
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Il Vaticano vieta il sacerdozio ai gay. In Inghilterra il primo prete transessuale


Due storie diverse ma stranamente contemporanee, lontanissime e
speculari. Proprio mente i cattolici americani, dopo le rivelazioni del
New Tork Times sul documento del Vaticano che vieterà ai gay,
anche se casti, di accedere al sacerdozio, si spaccano fra conservatori
e progressisti, dall’altra parte dell’Atlantico la Chiesa anglicana,
con una decisione assolutamente controcorrente, ordina il primo prete
transessuale.

Certo, le polemiche non sono mancate. E il vescovo anglicano di
Hereford, Anthony Priddis, è dovuto intervenire alla radio della Bbc
per difendere la sua scelta e le ragioni di una «candidata
meravigliosa» che si è operata tanti anni fa, «molto prima di
considerare la possibilità di dedicarsi alla religione». Non solo. Il
vescovo ha evidenziato come i problemi legati alla transessualità «si
capiscono molto più chiaramente in questo XXI secolo» e ha ricordato
che «gli interventi di cambio di sesso - ha aggiunto - servono a
portare il corpo e la mente alla sua integrità».

Il nuovo prete si chiama di Sarah Jones, 43 anni, ed è originaria di
Ross-on-Wye in Herefordshire, dove è nata come Colin Jones e ha passato
i suoi primi 33 anni di vita come un uomo.
Tratto da l'Unità

Anche in questo caso due contrastanti realtà, una bigotta e assurda, l'altra scandalosa nonostante la sua normalità.

Italia paese laico? Non scherziamo, per favore...

Notizie come questa
teoricamente si dovrebbero commentare da sole. Ed in realtà è proprio
quello che vogliamo fare: qui vogliamo solo dare ulteriore visibilità
ad un palese caso di costrizione.
E' risaputo che molta gente
vorrebbe che le croci sparissero dai luoghi pubblici. Non è moralmente
corretto per coloro che hanno un credo, una cultura o un modo di vedere
diverso. Il discorso è trito e ritrito: nessuno qui chiede l'abolizione
del credo (anche se, non lo nego, non mi dispiacerebbe affatto) solo di
limitare la sua esistenza ai luoghi preposti. Un crocifisso in un luogo
pubblico è simbolo di disuguaglianza sia nei confronti di chi non
crede, sia nei confronti di chi ha un credo diverso da quello
cattolico. Che lo si capisca!

E, peggio, un crocifisso è fonte
di discriminazione nelle scuole, dove un recente sondaggio ha reso noto
che il 7% dei bambini è italiano di origine extracomunitaria. Perché
imporre un simbolo che non gli appartiene? Che sua madre repelle, così
come molte delle nostre si sdegnano per gli altri simboli. Perché
permettere che si isoli culturalmente un bambino già dalla sua più
piccola età, a causa di un empio modo di gestire un simbolo che rischia
di essere sempre più inviso? Perché, allora, non affiancare altri
simboli per par condicio? O, semplicemente e molto, ma molto, più
intelligentemente eliminarli tutti e confinarli lì dove è giusto che
stiano: le Chiese, le Moschee...

Superfluo dirlo. In tutta la
vicenda dell'articolo linkato, faccio il tifo per il Giudice Tosti.
Anzi, spero che il suo sia un caso esemplare, scatenante, proprio
perché proveniente da un italiano. Da qualcuno che certa gentaglia
vorrebbe far credere "pecorella". Vai Luigi, siamo con te!

Ruini e la Costituzione

Intervento a tutto campo del presidente della Cei all'apertura del Consiglio episcopale permanente
Unioni di fatto, Ruini attacca
"Pacs fuori dalla Costituzione"

No
al modello francese, apertura su semplici "contratti" tra conviventi. E
sulle elezioni: "La Chiesa non è schierata" Camillo Ruini Ruini

ROMA
- Attacca i Pacs, richiama allo spirito del referendum, chiede aiuti
per la famiglia, difende il governatore di Bankitalia Antonio Fazio,
spiega che il terrorismo dipende dai problemi non risolti in Medio
Oriente, promette che i vescovi resteranno fuori dalle elezioni. E' a
tutto campo l'intervento con cui il presidente della Cei ha aperto a
Roma il Consiglio episcopale permanente. Un discorso molto atteso, dopo
l'attivismo del cardinale durante la campagna referendaria sulla
fecondazione assistita e nel pieno delle polemiche sui diversi progetti
politici in tema di unioni di fatto.

Tratto da Repubblica.it [link]

Costituzione della Repubblica Italiana

Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I
loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei
Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di
revisione costituzionale.

Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il
matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi,
con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

Ora:
è più illeggittimo dare dei diritti alle coppie di fatto o fare
incidere la parola di un uomo di chiesa sulle leggi dello Stato?

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