Movimento Eversivo Rinascita Democratica Anticlericale

 

[Recensione] Il Vangelo secondo Gesù Cristo

vsgcPosto
una recensione da me scritta su questo libro alcuni mesi fa. Il libro è
stupendo e consigliatissimo a tutti, indipendendemente dal credo,
purché letto senza pregiudizi.
Saramago è uno dei grandi atei scrittori, ha vinto persino il nobel per la letteratura nel '98, osteggiatissimo dal Vaticano.
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“Seguitemi!”. Un'ordine, un'esortazione. Solo chi comanda, chi
possiede un grande carisma viene seguito realmente. A questa
esortazione, negli ultimi duemila anni, ha risposto una quantità
praticamente incalcolabile di individui.
La storia stessa si è piegata e l'ha seguito, la natura, che ha deciso
di distorcere le sue leggi per dare alla figura dell'Uomo quel peso
messianico che mai più l'avrebbe lasciato, fino ai giorni nostri.

Il portoghese, premio Nobel nel 1998, Jose Saramago,
conosciuto ai più per la soave e strisciante angoscia lasciataci dal
suo capolavoro Cecità, ci regala una riscrittura del tutto
personale della storia più celebre di tutti i tempi, condita da sottili
provocazioni e sfrontate rielaborazioni.
Il suo essere dichiaratamente ateo lo ha portato a confrontarsi con un
lavoro fin troppo spesso considerato improbo: razionalizzare la storia
più narrata di sempre.

Non più dogmi, spazzati via da una labile e sottile via del
sospetto che indirizza il lettore ad una razionalità peccaminosa e
vagamente blasfema.
Jeshua ben Joseph o, come è meglio noto, Gesù Cristo di Nazareth adesso
è visto solo come un uomo. Vive da uomo comune, ruolo che non vuole,
che detesta, come pure l'anonimato della sua infanzia e della sua
giovinezza. Vuole smetterla di tagliare la legna, ereditare la povertà
del padre (terreno) e le sue colpe.

Il lettore piomba in una Palestina povera, succube di un
Impero quasi alieno ed assente che risucchia tutto ciò che può in nome
della sua ricchezza, della sua grandezza. Lì vive una coppia
fondamentalmente infelice ed eterogenea, povera come tante, che, in un
giorno come tanti altri, riceve una visita notturna. Visita che
scatenerà un autentico putiferio, una volta scoperta la gravidanza
della giovanissima Maria, ancora poco più che bambina.

Angelo o umano? Miracolo o adulterio?
Il dubbio, il sospetto, non ci lascerà più.

Ma è l'aspetto umano a colpire, cosa completamente assente nei
vangeli canonici. Saramago ci regala una storia del tutto ricostruita
in modo personale con gli stessi, pochi, elementi di cui si dispone.

Qui si narra delle persone, delle loro inquietudini, dei loro desideri.
Si racconta l'Uomo, spogliato di tutto il suo potere divino e
circondato dalle incertezze, i desideri e le fatiche che lo rendono
tale. Delle sue angosce e dell'amore blasfemo e peccaminoso per una
donna che per millecinquecento anni sarebbe stata considerata,
erroneamente, una prostituta.

Si narra del rapporto madre-figlio, con tutti gli
allontanamenti e riavvicinamenti, fino alla totale rottura. Si narra
dell'amore, con l'immancabile Maria Maddalena.
L'estrema rielaborazione dei vangeli (non solo quelli canonici) portata
avanti da Saramago sembra quasi dare delle rasoiate. Spiazza, confonde,
capovolge una consuetudine intoccabile da due millenni.

Non più lògia, ma azioni, pensieri, cronologia. Una biografia
in senso lato. Quello che non sono mai riusciti ad essere i vangeli,
raccolta di cose dette e cose fatte, ma mai di riscontri storici.
Le feroci critiche, sopratutto provenienti dalla chiesa (sia cattolica
che ortodossa, per una volta unite sotto lo stesso vessillifero che sa
di “indice”) a seguito della pubblicazione del libro, invece che
allontanarlo dal successo, l'hanno proiettato in una dimensione, forse,
inaspettata dallo stesso autore. Il premio Nobel, vinto nel 1998,
sembra essere il reale riconoscimento ad un impegno sempre dissacrante,
sia nei confronti della politica che della religione.

Ed il libro è proprio questo: dissacrante.

Dissacrante lo è quando, nel prologo, i genitori dell'Uomo
hanno un rapporto sessuale e lo è fino in fondo, ancor di più, quando
Gesù stesso, in un epico conflitto interiore, confrontandosi con un
mondo soprannaturale – quello del Padre – che non capisce, che ignora e
che l'avvicina all'uomo normale suo malgrado dubita della parola di un
Dio assente. Rifiuta il suo ruolo e la stessa morte. Ma troppo tardi.

Il finale tronca la classica storia evangelica. La morte
giunge non voluta, non desiderata, non prevista. Come davanti ad un
mule asimoviano il lettore capisce di aver perso un pezzo, che il
puzzle non dovrebbe assumere questa forma. Quello stesso pezzo su cui
si basano i duemila anni di storia ecclesiastica.

Il romanzo si conclude li. Nessuno spazio viene lasciata alla chiave stessa che fa di Gesù il Figlio di Dio: la resurrezione.
Nello spirituale, si sa, non v'è certezza, solo con la fede si
compensano i dubbi. Ma la lettura di questo testo richiede una
preventiva rinuncia a ciò.

Saramago, in questo soffertissimo romanzo, ci regala
un'emozione forse più grande di quello che lui stesso si aspettasse di
dare. Si pone violentemente nei confronti del lettore, con uno stile
asettico e al tempo stesso violento.
Capovolge abitudini e pensieri, culture e dogmi, per regalarci
un'angolo di prospettiva curiosa ed emozionante, blasfema ma al tempo
stesso umana, parlandoci di una storia accaduta tanto, tanto tempo fa...

Da domani Quaresima

Salve a tutti sono nuovo del giro, e
visto il periodo del mio ingresso in questa arena voglio riflettere
proprio sul carnevale e sulla quaresima.

Storicamente il periodo di Carnevale è
sempre stato vissuto come l'unico momento dell'anno in cui era
accettata una sorta di ribellione alle autorità. Nel medioevo, periodo
in cui l'autorità era molto forte, nacque la figura del Re Carnevale
che posto sul trono dai popolani veniva deriso e sbeffeggiato dagli
stessi. Era questo l'unico modo per loro di ribellarsi alla morsa del
potere sulla loro vita. Successivamente con il crescere del potere
della Chiesa, questa è diventata l'autorità alla quale ribellarsi.

E cosa centra questo bel siparietto
storico con l'argomento del sito, ovvero l'eversivo anticlericalismo
per una rinascita democratica, vi starete chiedendo? Ebbene anche il
più sprovveduto tra voi, lettori miei, avrà notato che domani sarà il
Mercoledì delle Ceneri, giorno che introduce alla Quaresima. Ci
concedono una settimana di tempo per svagarci, per renderci ridicoli,
anche per qualche peccatuccio, ché poi avremo tempo 40 giorni per
pentirci, rimediare ed espiare.

La verità è che vi è un ribaltamento di
posizioni, ovvero sono proprio le autorità ecclesiastiche che stanno
rendendosi ridicole, con le varie uscite sui D.I.C.O. e battibecchi
interni alle gerarchie stesse su come affrontare il problema, attacchi
aperti al Concordato, le recenti uscite del Papa sull'attesa
conversione delle popolazioni delle Americhe del sud e compagnia bella.
A me sembra che siano proprio loro domani a doversi cospargere il capo
di cenere, e non noi. Forse è arrivato il momento che siano proprio
questi signori a pentirsi e confessare i loro peccati, come ad esempio
la superbia (peccato capitale tra l'altro) che li porta a credere che
ciò che va bene per loro debba andare bene a tutti gli Italiani.

Signori oggi finisce il Carnevale e spero proprio che finisca anche questo teatrino triste che ormai ci ha stufato, perciò ...

Da domani Quaresima.

E Atahualpa lesse la Bibbia di buon grado...

Per il papa si tratta di una "leggenda nera", per la Storia è, appunto,
storia. Quello che accadde cinquecento anni fa tra i conquistadores di
Pizarro e gli indios della civiltà precolombiana è un abbraccio
affettuoso e voluto, non uno sterminio mirato a cancellare ogni sacca
di resistenza, avallato dalla chiesa, tralaltro.

Per chi non conoscesse la singolare storia del preludio alla battaglia
di Cajamarca, ebbene, rapido resoconto. L'imperatore Atahualpa,
considerato semidio dalla sua popolazione, riceve in un incontro i
rappresentati dei conquistadores tra cui, e te pareva, poteva mai
mancare, un rappresentante del clero.
Doveva essere una tranquilla cena, ma a tavola non si siederà mai
nessuno: il prelato (Fra Vicente, se non ricordo male) da in mano
all'Imperatore una Bibbia. Costui, incuriosito, la gira, la rigira, la
sfoglia, senza comprendere il funzionamento e l'utilità del libro. Alla
fine lo getta a terra. il prelato trova questo gesto sufficiente di
ostilità e fa arrestare il sovrano e uccidere i suoi. Fu una
carneficina, migliaia di morti per una Bibbia buttata a terra da una
persona che ne ignorava l'utilità.
Per liberare l'Imperatore verrà richiesto un riscatto altissimo, che
verrà puntualmente pagato dai devoti sudditi. Ma il sovrano non verrà
mai rilasciato, anzi ucciso.

Per la cronaca, Cajamarca fu una battaglia epocale che, di fatto, segnò
la fine da li a poco tempo di tutte le civiltà precolombiane e la
forzosa conversione in paese sfruttato e cattolico. Forzosa, per chi
non avesse capito.

La conversione di quei paesi non fu agevole, anzi... moltissime uomini hanno pagato con la vita la loro resistenza alla chiesa.
Benedetto XVI oggi viene a raccontarci che questa è una leggenda nera.
Suggerirei al papa, che pare IGNORARE la stessa storia dell'istituto
che presiede, di andare a leggere, di corsa, le cronache di Bartolomé
de las Casas, cattolico e fiero oppositore delle VIOLENZE perpetrate
dalla chiesa in quelle lande.

Purtroppo il bianco prelato dice che l'incontro tra civiltà
precolombiane e vangelo è stato "accolto" e "aspettato"... ma si può
essere così obnubilati dal potere da poter credere di poter cambiare la
storia.

Irritato e sconcertato.

DI.CO. che non va bene...

Finalmente le acque si sono mosse. Da molto, troppo tempo questo paese
aspettava che i sussurri provenienti da altre regioni d'Europa
trovassero sbocco nel tanto patetico puritanesimo italiano,
affondandolo.
Il risultato è di una portata molto minore di quanto sperassi, almeno
nelle premesse che lo porteranno alle inevitabili modifiche delle
camere, ma è qualcosa. Finalmente comincia ad affacciarsi un nuovo tipo
di visone, in Italia.

Il fatto di riconoscere le coppie di fatto (scusate il gioco di parole)
è già una conquista epocale e che avrà risvolti ancora più marcati nel
futuro. Non ci si faccia ingannare dalla portata modesta di questo
"decretino"...comunque è stata aperta una porta e tanto va bene.

In tutto questo processo mediatico la Chiesa è apparsa, come al solito,
negli ultimi anni, alla affannosa ricerca di quella posizione di
preminenza mediatica che, in realtà, non ha affatto portato frutti. Si
dimena senza riuscire a trovare il bandolo della matassa. Alle
ingerenze ci hanno abituati, ma noto con favore e, concedetemelo, con
un pizzico di gioia malcelata, che la gente comincia a fare orecchie da
mercante su questo tipo di argomenti.
I sondaggi parlano chiaro. La stragrande maggioranza degli italiani è
favorevole alle coppie di fatto ben regolamentate. Ma allora, mi chiedo
io, quale "volontà popolare" vorrebbe essere quella a cui dice di
aggrapparsi la Chiesa?
Il popolo dei relativisti è proprio quello che sta assestando il colpo
fatale alla pomposa e storica istituzione. Ma il colpo non viene da
mugugni e dibattiti, come potrebbe venir da un ateo anticlericalista
come me, bensì dall'indifferenza di coloro che si professano cattolici
ma che vivono la loro fede come un atto di libertà, estraneandosi dalla
spirale perversa e secolarizzata di un'istituzione con cui
difficilmente riescono ad identificarsi.

E mentre una parte della politica prova a raccattare pateticamente voti
tra ciò che resta dei puritani (tristissimo, al riguardo, il siparietto
della bella Carfagna sulle coppie omosessuali che non possono essere
riconosciute perché "costituzionalmente sterili" - come per dire che
una coppia sterile non è una vera coppia...) l'Italia si scopre più
europea e filosoficamente aperta verso un riconoscimento di diritti
che, si badi, non è un'imposizione, ma una normativizzazione di una
voragine normativa esistente che faceva di molte persone ed unioni
delle "inesistenze di fatto".
Nulla di epocale, semplice riconoscimento di diritti, ed è triste che bisogni gioire di ciò.

Infastidisce il fatto che a parlare di famiglia siano coloro che
scelgono di non averne una. Come se loro possano capire meglio di chi
ama l'amore terreno o possano permettersi di interferire nella vita
privata di chicchessia, magari invidiosi del non poterne avere una loro.
Sarebbe bello pensassero e risolvessero i loro, di problemi... Che si
occupassero della crescente parte di vescovi che chiede di potersi
sposare come ogni uomo normale, invece di mettere il dito in coppie
come se loro avessere esperienza in tale contesto.

Il taglio si è aperto, indipendentemente da come vada a finire con
questo pseudo DDL. E comunque vada, presto o tardi, due persone che si
amano potranno farlo alla luce del Sole, senza doversi nascondere e
senza sentirsi emarginate da una società bigotta. Perché è questo che
il clero vorrebbe ed è questo che non avrà mai, insieme alla dignità di
coloro che sono e restano esseri umani.