Movimento Eversivo Rinascita Democratica Anticlericale

 

Avvenire, coerenza, rispetto...

Sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e il capo della donna è l'uomo, e il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profettizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
[...]
Non è forse la natura stessa ad insegnarci che è indecoroso per l'uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre  è una gloria per una donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio.

1 Corinzi, 11,2-16

Questo capolavoro spesso sconosciuto dagli stessi cristiani è stato scritto da Paolo ed è parte integrante del Nuovo Testamento. Chi si lamenta delle donne islamiche che, per consuetudine portano il velo, sappia che rifiuta una consuetudine durata oltre un millennio anche nelle terre cristiane. Ma fin qui nulla di strano. E' ben noto che il cristianesimo si evolve spesso e volentieri facendo finta che le sacre scritture non esistano o che siano allegorie (sfiderei chiunque ad allegorizzare le parole di Paolo, qui). E' anche banale sottolineare come questo frangente del Nuovo Testamento non faccia MAI la sua comparsa a messa.

Ma la citazione non è casuale: oggi, frugando tra gli articoli di Avvenire online, mi sono imbattuto in un articolo che definirei "giornalisticamente osceno". Senza indicare fatti di rilevanza giornalistica, il povero editoriale si lancia in una disanima confusa sul fatto che essendo Gul il nuovo presidente della repubblica turca, il paese dovrà "sopportare" la presenza di una first lady col velo. L'autore dell'editoriale sembra voler identificare quel velo come una minaccia alla laicità di uno stato. Ma è facile parlare di laicità in casa e sulle religioni altrui...

Le righe dell'articolo sembrano mostruosamente stridere con la stessa storia cristiana (dice che, sebbene la Madonna indossasse il velo, questo è avvenuto duemila anni fa: quindi?) e far trasparire un infantile e poco opportuno sarcasmo velato di razzismo religioso che altro non fa che alimentare il baratro che separa due religioni che pregano lo stesso Dio (in modo diverso, perché nessuno ha capito quello che il Dio diceva...).
Di seguito riporto anche il link all'articolo, che merita una letturina disinteressata: non aspettatevi mete di profondità e valenza, non è questo il caso, credetemi.

www.db.avvenire.it/avvenire/edizione_2007_08_29/articolo_784766.html

Non collaborare con il male...

Il governo Zapatero ha intenzione di introdurre nei programmi scolastici spagnoli l'insegnamento dell'educazione civica.
Viene spontaneo chiedersi "E allora?" E allora, le gerarchie ecclesiastiche spagnole si oppongono.
Si oppongono perchè ritengono che questo sia un modo per il governo socialista di introdurre nelle menti dei fanciulli idee troppo avanzate in materia di eutanasia, aborto, omosessualità.
E hanno chiesto alle famiglie di "non collaborare con il male". Avete letto bene, "non collaborare con IL MALE". Cioè, insegnare la convivenza civile, le regole fondamentali della tolleranza, del rispetto per gli altri, del rispetto delle leggi e del rifiuto del razzismo, insegnare tutto questo, secondo la chiesa spagnola, è il male.

Ovvio che di tutto ciò che è alla base dell'insegnamento dell'educazione civica al clero spagnolo credo non gliene possa fregare di meno, la loro vera paura è che si insegni come si vive in uno stato laico, e come questa laicità possa essere mantenuta anche attraverso i comportamenti quotidiani; in sintesi, hanno paura di perdere il controllo.
E' appena il caso di far notare che la lacuna in tema di insegnamento dell'educazione civica venne creata dal regime franchista, che ovviamente non aveva alcun interesse a spiegare ai giovani spagnoli concetti come tolleranza, rispetto, convivenza civile. Questa lacuna ora, il governo Zapatero (e nemmeno il precedente governo Aznar lo aveva fatto, per la cronaca) sta cercando di colmare, e contro questo si chiede agli insegnanti di praticare "l'obiezione di coscienza" (e cosa insegnano di alternativo nelle ore di educazione civica, leggono le parabole?...), ai genitori di ritirare i loro figli dalle scuole, alle associazioni cattoliche di  presentare ricorsi alla Corte Costituzionale.

Perchè per una istituzione che della intolleranza troppe volte ha fatto il suo fondamento, insegnarne il rifiuto è male.

La storia di Don Sante

A volte ci sono strane storie che meritano di essere raccontate per quello che sono, evitando, per quanto difficile sia, di inquinare il racconto con commenti e/o pareri personali.
Una di queste storie è quella di don Sante Sguotti, parroco quarantunenne che da otto anni officia a Monterosso, nel padovano. Sante è una persona come tante, prima di essere un prete: è un uomo, è colto, è molto rispettato dai compaesani. E' padre.
Non padre nel senso di parroco, ma padre nel senso letterale del termine. Da nove mesi.
A Monterosso lo sanno tutti e tutti hanno teso la mano allo sfortunato parroco. Sfortunato non perché sia padre di una creatura, ci mancherebbe, ma perché questa paternità ha causato le ire del vescovo che ne ha prontamente ordinato le dimissioni. La sua colpa, nei confronti della Chiesa è evidente: essere un uomo. Innamorarsi è un peccato, per un uomo di Chiesa, che per esserlo deve quindi rinunciare prima di tutto alla propria identità maschile.

Sante Sguotti ha confessato la sua paternità nel giorno del patrono del paese e lo ha fatto perché così tutti coloro che vociferavano sulla sua prole ascoltassero. Non ha mai detto la parola padre. S'è limitato a dire: "Il frutto della propria fecondità è una cosa che deve dare gioia".
Ma i fedeli non hanno battuto ciglio, tutti sapevano già. Tutti avevano una t-shirt con suscritto "Don Sante è mio padre" in risposta polemica nei confronti di un vescovo ancorato ad una visione terribilmente ancestrale ed anelastica della chiesa. C'è da chiedersi se il vescovo darà più peso ai fedeli che amano il loro parroco o al prestigio ecclesiastico della sua diocesi e quindi personale. Qualsiasi cosa succeda, Sante non rimarrà solo: molti suoi compaesani si sono detti disponibili a dare lavoro allo sfortunato parroco, qualora la chiesa dovesse silurarlo.

Chiudiamo questo breve articolo con una frase pronunciata da don Sante il giorno della pubblica ammissione: "Forse hanno ragione quelli che dicono che i preti sono tutti falsi. Io mi sento falso perché non è facile percorrere da soli la strada della ricerca della verità. A volte bisogna trovare qualcuno con cui camminare insieme".

C'è talmente tanta evidente verità in questa frase che coloro che si beano dell'abito talare dovrebbero essere indotti a pensare, soprattutto se vestono di bianco ed hanno avuto un assurdo passato nazista...