Un mese di ordinaria follia
Come ogni anno, tutti i fedeli della più grande religione del mondo, da qualche giorno, stanno osservando tutti gli abominevoli precetti del mese sacro del Ramadan. In questo mese, dall'alba al tramonto, non potranno né mangiare, né bere, né fumare, né far sesso, né profumarsi (non tutti, in alcuni casi viene permesso) né avere scatti d'irta (sì, vabbé). Perché questa violenza psicologica? Nel Corano il Ramadan è, o dovrebbe essere (prendiamo i testi sacri per la loro affidabilità, praticamente prossima allo zero), il mese in cui il profeta Maometto si palesò.
Da quel momento l'obiettivo del mussulmano è quello di purificarsi nel corso del mese, che compare secondo l'adozione del calendario lunare. Il digiuno è visto come principale viatico alla purificazione. Ma la domanda ridondante è: possibile che ci si purifichi solo di giorno? che purificazione è mai questa?
In questo mese si concentrano molte ricorrenze storiche importanti riguardanti l'Islam, che qui non ricorderemo. La più importante dovrebbe essere la presa della Mecca.
Ovviamente, agli occhi dei cristiani il Ramadan fa ridere (ma gli stessi cristiani, non tutti, stanno attenti a cosa mangiano il venerdì ed in altre date topiche del calendario cristiano... quindi, non è che abbiano molto da sorridere...). Agli occhi dei non credenti o semplici anticlericali il Ramadan è una pazzesca prostrazione ad un potere mai ben definito.
Vorrei chiedere, ad un mussulmano, come ci si purifica se poi, a partire dal tramonto, poi posso comportarmi come credo? E cosa c'è di produttivo nel dilapidare un intero mese dell'anno passandolo a vivere praticamente come un vegetale? Allah o Maometto hanno bisogno di queste cose per valutare un buon credente?
Senza voler mancare di rispetto ai singoli credenti, credo che questo mese sia l'ennesima prova della circonvezione a cui sono di continuo sottoposti i fedeli di ogni religione: essendo in sostanza qualcosa di praticato dalla maggioranza (per non parlare delle donne), tutti sono tenuti a comportarsi in un certo modo ed uniformarsi. Essere una pecora nera, nell'islam è ancora difficile. Quindi tutti prostrati, per quanto poi, magari, alcuni possano essere spregevoli assassini, ladri, stupratori, mercanti d'uomini per tutto il resto dell'anno...
Ipocrisie delle religioni, che non combattono mai il male, che purificano solo a parole e che poi non combattono mai veramente il male.
Cerimonia a londra, per i preti gay
LONDRA - L’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, terrà il prossimo 29 novembre una funzione a Londra per i preti gay e i loro compagni, la cui identità verrà tenuta segreta. La cerimonia si terrà nella chiesa di Saint Peter, a Piazza Eaton, nota per essere la sede del clero anglicano più liberale e benestante, stando a quanto scrive oggi il Times di Londra.
La funzione è stata intitolata «Le realtà odierne e le future possibilità per lesbiche e gay nella Chiesa». La lista delle persone che prenderanno parte alla funzione sarà visionata solo da Williams e distrutta una volta celebrata la cerimonia. L’iniziativa rischia di irritare gli esponenti più conservatori della Chiesa anglicane e di indebolire la posizione dell’Arcivescovo, scrive il quotidiano, impegnato dal 2003 a difesa dell’unità della chiesa anglicana, dopo l’ordinazione a vescovo negli Stati Uniti del prete omosessuale Gene Robinson. In settimana, Williams parteciperà a una riunione di vescovi della chiesa episcopale americana per discutere la crisi in atto. I dettagli dell’evento sono stati diffusi sul sito web della Church society, evangelical.org. Il suo segretario generale, reverendo David Phillips, ha commentato: «La segretezza e le circostanze dell’incontro suggeriscono qualcosa da nascondere. Mentre, come è ben noto, una parte del clero della Chiesa d’Inghilterra si rifiuta di prendere un impegno di celibato e ci sono vescovi che, al contrario della politica concordata, si rifiutano di chiedere tale impegno. L’Arcivescovo avrebbe potuto difendere l’incontro con questo gruppo sostenendo di volerli ascoltare. Invece, celebrando una funzione sta facendo molto di più che ascoltare». La Chiesa anglicana non impone il celibato e prevede che le donne possano essere ordinate diacono, prete e in alcune diocesi anche vescovo.
Trovo che sia un'apertura molto interessante, ed un ottimo spunto di discussione, nel clima attuale. Mi auspico che anche in italia si giunga anche solo a simili discussioni.
Il ritorno di Bagnasco
All'apertura del Consiglio Permanente della CEI, che riunisce i vescovi italiani, il nostro Bagnasco si scaglia contro quelle "cattedre discutibilissime" che mettono sotto accusa il papa.
Primo affondo: quali sarebbero queste cattedre discutibilissime? Oggigiorno le critiche nei confronti del papato giungono praticamente da ogni parte e per le più svariate ragioni. Una difesa non circostanziata sa solo di parole al vento.
Quando afferma che l'Italia è in crisi morale non è possibile dargli torto, è vero ed è sotto gli occhi di tutti la deriva che subisce il nostro amato paese. Ma anche qui, tra le righe, possiamo lanciare l'ennesima frecciatina. Bagnasco asserisce: "...è illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento". Perché mai? Non dovrebbe invece sperare, proprio lui, nelle immani doti del suo estremo superiore? Si dice sempre di non mettere limiti alla provvidenza, e poi...
Bagnasco prosegue con le critiche ad Amnesty, rea di essersi schierata favorevole all'aborto per quelle donne ingravidate a causa di violenza sessuale. Qui Bagnasco tocca il fondo. Per prima cosa, non può permettersi di capovolgere una legge votata da una percentuale schiacciante di italiani in un referendum, secondo, considera l'aborto un non-diritto. Errore: lo è poiché previsto dalla legge.
Amnesty (ne avevamo già parlato in queste pagine) si è schierata per l'aborto solo in casi evidentemente estremi, ed è sintomatico di come la Chiesa abbia poco rispetto per le donne bisognose.
Ultima, ma non ultima, la chiosa sulla messa in latino. Fermo restando che la messa in latino avrebbe sì un certo fascino, questa costringerebbe il credente a dire "amen" (e così sia) senza capire neanche lontanamente cosa dica il parroco durante la messa. E questo non sarebbe proprio positivo per delle persone sedicenti sensienti. Certo, si invocherebbe "il mistero della fede", e come non credergli, se già a parole sarebbe un rebus?
Siamo certi che questo Consiglio Permanente della CEI riserverà interessanti spunti di discussione.
"Brevissima Relazione della Distruzione delle Indie" 3rd
Condanna l'istituzione dell'affidamento e ingiunge ai coloni di rinunciare immediatamente, sotto pena di eterna dannazione, agli indiani che sono stati loro assegnati. Il che, in quegli anni, era come ordinare la distruzione, d'un sol colpo e fino alle fondamenta, del sistema sul quale si reggeva ormai l'intero mondo coloniale.
E convinto, anche grazie all'esperienza tratta dai tentativi sempre frustrati dei domenicani, dell'impossibilità di mutare le cose restando nella colonia, poco dopo parte per la Spagna.
Terza Parte
" Non è solo per questo, ma anche perché v'è un dio che amano molto e che adorano; ed è per averlo da noi onde adorarlo che si dan tanta briga per sottometterci e ci uccidono".
Aveva presso di sé un piccolo canestro pieno di gioielli d'oro e disse:
E solo perché fuggiva da gente tanto iniqua e crudele, perché si difendeva da chi voleva ammazzarlo e angariarlo a morte con tutta la sua gente e la sua discendenza, lo bruciarono vivo. Legato già al palo, un frate di San Francesco, sant'uomo che viveva in quella contrada, gli andava dicendo nel brevissimo tratto concesso dai carnefici certe cose di Dio e della nostra fede, di cui egli non aveva mai inteso parlare. Aggiunse infine che se avesse voluto credere a quello che gli diceva sarebbe andato in cielo, dov'è gloria ed eterno riposo; ma che se non l'avesse fatto gli sarebbe toccato di andare all'inferno a patire eterni tormenti e supplizi. Quel signore,.dopo avere un poco pensato, domandò al frate se in cielo andavano anche i cristiani.
Il francescano gli disse che sì, certo, quelli buoni vi andavano. Rispose subito il cacicco, senza più esitare, ch'egli non voleva andarci, che: voleva andare piuttosto all'inferno che ritrovarsi con coloro e vedere ancora gente tanto trista e crudele.
Tali sono la fama e l'onore che han guadagnato Dio e la nostra santa fede grazie ai cristiani nelle Indie.
"Brevissima Relazione della Distruzione delle Indie" 2nd
" Un sacrificio iniquo è un'offerta macchiata. Dio non gradisce i doni degli empi. Chi offre un sacrificio con i beni dei poveri è come se sacrificasse un figlio al cospetto del padre. Il pane del povero è la sua vita: chi glielo toglie è un assassino... ".
ATTENZIONE: NELLA LETTURA DI "Bartolomè de Las Casas" CI SONO SCENE DI UNA VIOLENZA INAUDITA.
Seconda Parte
L'isola Spagnola ( Haiti ), come abbiamo detto, fu la prima ove i cristiani approdarono e diedero inizio alle stragi e alle devastazioni di quelle genti; e la prima a essere distrutta e spopolata. Cominciarono coi prendere agli indiani le donne e i figlioli per farsi servire e per fame malo uso, e a mangiare i cibi che questi si procuravano con il sudore e le fatiche loro. Non si contentavano di ciò che essi offrivano di buon grado, ciascuno secondo le proprie possibilità: che sono modeste, poiché d'ordinario gli indiani non son soliti possedere più di quanto fa loro bisogno e che possono procurarsi con poco lavoro. Del resto ciò che basta in quelle terre per un mese a tre famiglie di dieci persone ciascuna, un cristiano se lo mangia e lo sciupa in un sol giomo.
In seguito a tante altre prepotenze, violenze e vessazioni, gli indiani cominciarono a capire che quegli uomini non dovevano essere venuti dal cielo. E alcuni presero a nascondere le loro provviste, altri le mogli con i figli, e altri ancora fuggirono nelle foreste per stare lontani da quella gente dal tratto così acerbo e terribile. I cristiani li prendevano a ceffate e a pugnate, e li bastonavano fino a che non confessavano dov'eran nascosti i signori dei villaggi: e così li scovavano. La loro protervia e impudenza arrivarono al punto che un capitano violentò la stessa moglie del più grande di quei signori, sovrano dell'intera isola ( presumibilmente il capo Guacanagarì ). Fu allora che gli indiani cominciarono a cercare il modo di cacciare i cristiani dalle loro terre e si misero in armi. Ma le armi loro sono estremamente fragili, di poca offesa, scarsamente resistenti e ancor meno atte alla difesa: tutte le lor guerre son poco più dei giochi di canne in uso tra noi, se non addirittura dei trastulli dei bambini. Coi loro cavalli, le loro spade e le loro lance i cristiani si diedero allora a compiere contro gli indiani tali massacri e tali crudeltà ch'essi neanche avrebbero potuto immaginare. Entravano nei villaggi e facevano a pezzi tutti, senza risparmiare vecchi né bambini e sventrando le donne, pregne o puerpere che fossero: era come se prendessero d'assalto agnelli rifugiati nei loro ovili. Facevano scommesse a chi sarebbe riuscito a fendere un uomo in due con una sola sciabolata, a tagliargli la testa d'un colpo di picca oppure a sviscerarlo. Strappavano gli infanti dai petti delle madri, e tenendoli per i piedi ne fracassavano le teste contro le rocce. Altri se li gettavano dietro le spalle precipitandoli nei fiumi con grandi risate e motteggi, e stavano poi a osservare la creatura nell'acqua dicendo: " Corpo di mille diavoli, guarda come scodinzola ". Altri li infilzavano con la spada insieme alle madri e a quanti si trovavano innanzi, come in uno spiedo. Costruivano lunghe forche, alte in guisa che le punte dei piedi dei suppliziati sfiorassero appena la terra, e di tredici in tredici, in onore e reverenza del nostro Redentore e dei dodici apostoli, mettendovi sotto legna e fuoco, li ardevano vivi. Ad altri legavano o appendevano a tutto il corpo della paglia secca e vi appiccavano fuoco: e in questa maniera li facevano morire.
Ad altri ancora, e a tutti quelli che prendevano vivi, tagliavano le mani lasciandole loro spenzolanti dai moncherini, e dicevano: " Andate a portar lettere "; come a dire che andassero a recar notizie alle genti che si erano rifugiate nelle foreste. I nobili e i signori li facevano quasi tutti perire alla stessa maniera. Li legavano su graticole fatte di pertiche poggiate su quattro forcelle e accendevano sotto tutto il lor corpo un fuoco lento perché, gettando urla dìsperate in mezzo a quei tormenti, rendessero l'anima a poco a poco. Una volta che tenevano a bruciare a quel modo quattro o cinque signori d'importanza (e se ben ricordo v'eran nei pressi altre due o tre paia dì graticole sulle quali ardevano altri uomini), siccome andavan gettando altissime grida, il capitano, o per compassione o perché gli disturbavano il sonno, comandò che venissero strangolati. Ma il bargello, il quale era più malvagio del carnefice che li abbrustoliva (e io so come si chiamava: ho persino conosciuto certi suoi parenti a Siviglia), non volle farlo; mise anzi, di sua mano, dei bastoni nelle lor bocche per soffocame gli urli, e poi attizzò il fuoco finché morirono come lui voleva, bruciati lentamente. Le cose che vengo -raccontando, e infinite altre, le ho viste con i miei occhi.
Tutti quelli che riuscivano a fuggire si rifugiavano nelle foreste o si inerpicavano sulle montagne a cercar scampo da uomini tanto inumani e spìetati, da belve così sanguinarie, da quei distruttori e nemici mortali dell'umano lignaggio. Furono allora allevati e ammaestrati certi levrieri, cani ferocissimi che appena vedevano un indiano lo facevano fuori in un ave: gli balzavano addosso e lo divoravano come se fosse un cinghiale. Con questi cani si son compiute grandi stragi e carneficine. E poiché alcune volte, poche invero e di rado, accadeva che gli indiani, con giusta ragione e santa giustizia uccidessero dei cristiani, questi decretarono che per ognuno dei loro ammazzato si mettessero a morte cento indiani.





Commenti recenti
un libro spazzatura.
interessante!!!lo
http://it.wikipedia.org/wiki/
http://www.repubblica.it/2008
che ipocriti. tirare in
Non lo sapevo. Allora i
Quando parla di purezza, si
Italiani..., un popolo di
Solo chi ha visto un caro
A loro manca quel popolo