Quando la Pasqua ha il sapore del sangue
Il nome deriva, infatti, da Pesach, ossia Passaggio. Gli ebrei festeggiano solo questa (curiosamente sostituita nel cristianesimo dall'assurda resurezione del loro messia) ed equivale alla mostruosa voglia di sangue del Dio del popolo eletto e dei suoi seguaci cristiani: è la festa che ricorda le nove piaghe d'Egitto, quando "non c'era casa dove non ci fosse un morto" (Esodo, XII, 30).
Da questa tradizione veterotestamentaria, che per il sedicente popolo eletto è motivo d'orgoglio, deriva anche l'allegra usanza dei popoli cristiani (soprattutto cattolici) di festeggiare la Pasqua col "Silenzio degli innocenti", ovvero lo sterminio insensato, paranoico e bestiale di 12 milioni d'agnelli solo nel nostro (mentalmente regredito) paese. Perché? Perché dalle piaghe e dalla morte sarebbero state risparmiate solo le case in cui le porte sarebbero state imbrattate di sangue d'agnello. Saranno duemilacinquecento anni che gli agnelli fanculizzano - inconsapevolmente - la Pasqua, che difficilmente riusciranno a superare. Chissà che non si pretenda pure che "rendano grazie a Dio"...
Il bello è che noi, mangiando agnello, rendiamo grazie a Dio per le piaghe d'Egitto e non festeggiamo minimamente per la resurezione del suo sedicente figlio! E' la fiera dell'assurdo. Ed il bello è che molte cose vengono fatte meccanicamente dai "credenti" senza avere la minima idea del perché!
Se poi teniamo conto del fatto che nella storia è praticamente impossibile che l'esodo degli ebrei dall'Egitto sia realmente avvenuto...ecco che tutto diventa un assurdo condimento del paradosso. La coincidenza è che Gesù sia risorto nel giorno della Pasqua ebraica, forse per rendere la storia del SUO Dio agli occhi dei cristiani un po' meno cruenta e macchiata del sangue dei suoi capricciosi stermini, sostituendo quello spiacevole evento voluto dal Dio d'Abramo (...e ne avremmo da dire pure qui...) con l'allegra resurezione di un rivoluzionario crocifisso.
Per carità, l'agnello mi piace, e pure tanto. Ma evito di mangiarlo "a festa comandata". Così come evito di fare quella sorta di Ramadan del venerdì di quaresima sull'abolire dal menu la carne ed i cibi più "gustosi". Poi stiamo a criticare i musulmani...quando poi si scopre che molte usanze cristiane ed arabe sono simili, come lo stesso è il Dio...
Liberi di esistere.
Capita che a volte gli anticlericali attacchino certi passi del vangelo, ma io li vedo solo come degli anticristiani, non atei. Questo atteggiamento è pari a quello del credente, perchè per me Gesù è stato un uomo che è realmente esistito, probabilmente il peggior uomo sulla terra. No, io non vedo un buon uomo, io vedo il mito che si racconta.
Che tradizione è quella del funerale? perché mettere il corpo in una bara in attesa di una risurrezione del corpo? Ci sarà solo più polvere!
Polvere, dal carbone creare un corpo. Davvero a Dio serve qualcosa per creare qualcosa?
Gesù dopo 3 giorni è tornato in vita, dopo che gli organi interni hanno cessato di vivere è un processo irreversibile. Possibile che sia tornato a vivere con un corpo nuovo? E se non era un corpo di cosa era fatto?
Nella pasqua si festeggia l'immortalità.
Dio creò un fumetto, il mondo. Il protagonista di questa storia non può morire, e se muore lo facciamo resuscitare.
E' facile essere dalla parte di Dio, lo assistiamo tutti i giorni davanti alla televisione con i film. E' strano come in un giorno di pioggia la gente non abbia niente da fare e si preoccupa dell'immortalità. Anzi la morte è un inno alla vita, sto diventanto un po messicano, non sono un personaggio di un fumetto dove non posso nemmeno esprimere pensiero e emozioni.. dove esiste un destino..
La pasqua è egocentrismo allo stato puro, ambire all'immortalità. Una vita piena di preoccupazioni, schemi mentali per ingannare la morte, fuggire da qualcosa che è ignoto ed avere paura della stessa ombra!!!
Paura di morire? No paura di essere liberi!!
La leggenda di Quetzacoatl/Kulkulcan
Il nome Quetzacóatl significa letteralmente quetzal-serpente o 'serpente piumato', ma poichè la penna del quetzal è per il messicano simbolo di oggetto prezioso, e cóatl significa anche fratello gemello (da cui il messiccanismo 'coate', gemello) il nome Quetzal-cóalt si traduce anche, esotericamente, con quello di 'gemello prezioso', volendo in tal modo da significare che la stella del mattino e quella della sera sono una sola e medesima stella; ossia, il pianeta Venere, rappresentato la mattina da Quetzal-cóalt e la sera dal suo fratello demello Xólotl.
Per questo Tlahuizcalpantecuhtli appare con due facce, una di uomo vivo e l'altra a forma di cranio. Questa identificazione delle stelle del mattino e della sera ha dato origine a numerosi miti nella storia dell'umanità e spiega anche tutte le leggende relative a Quetzacóatl.
Infatti, venere per un certo tempo appare come stella vespertina; poi rimane invisibile e, quando torna ad apparire, lo fa sotto forma di stella mattutina.
Questo fenomeno astronomico viene così nel mito: Quetzacóatl e il suo fratello Xólotl scendono nel mondo dei morti e percorrono l'inferno affrontando diverse e difficili prove a cui vengono sottoposti dagli dèi infernali.
Così quando Quetzacóatl decide di domandare al dio degli inferi le ossa degli uomini morti per creare con quelle della nuova umanità, il viaggio viene intrapreso dai due gemelli ed essi giungono nel mondo sotterraneo per presentare la supplica a Mictlantecuhtli, affinché consegni loro le ossa; ma Quetzacóatl, sapendo, come dice il cronista, che il dio dei morti è 'falso e cavilloso', appena ricevute le ossa si mette a correre. Il Mictlantecuhtli nel vederlo fuggire resta offeso, per cui lo insegue di gran corsa, e ordina alle quaglie di ataccarlo. Durante la fuga assaltato dagli uccelli, il dio scivola e cadendo rompe le ossa, e ha appena il tempo di raccoglierne i pezzi di uscire con quelli dall'inferno.
Discutono subito i due fratelli e, sebbene la cosa non sia riuscita bene com'essi avrebbero desiderato. Quetzacóatl si sacrifica sopra le ossa e inaffiandole del proprio sangue dà origine alla nuova umanità. Ma come i frammenti delle ossa sono di diversa grandezza, così risultano gli uomini e le donne che vivono nel mondo, e le quaglie, per aver osato inseguire il dio, saranno sacrificate e, col loro sangue, verranno bagnati gli altari dei sacrifici, poiché esse avevano aiutato il dio infernale e cercato d'impedire che l'eore portasse a termine la sua missione.
Gli uomini, pertanto, sono figli di Quetzacoatl. Il dio apparira' agli aztechi sempre in questo atteggiamento benefico, come loro padre e come loro creature.
Il mito dei fratelli gemelli va al di la dei confini del Messico e dell'America Centrale e si ritrova spesso nelle religioni di altri popoli americani. Anche la fuga di Quetzacóatl da Tula attraverso il mitico Tlillan Tlapallan 'la terra del nero e del rosso', e la sua promessa di ritornare dall'oriente nell'anno del proprio nome, 'Ce Acatl', non è altro che un modo per spiegare sotto forma di mito la morte del pianeta, cioè, il suo nascondersi a ponente, nel luogo appunto in cui si uniscono il nero e il rosso, il giorno e la notte, e il vaticionio che egli tornerà a oriente, trasformato in stella del mattino e precedendo il Sole.
Per Questo, quando nell'anno 1519, che nel calendario indigeno si chiamava appunro 'Ce Acatl' (I Canna), sbarcarono a Veracruz i conquistatori, Montezuma non dubitò neppure un istante che si trattasse di Quetzacoatl tornato a prendere possesso del suo regno tolteca, da lui abbandonato al momento della sua fuga a Tlillan Tlapallan.
Tuttavia, come dio della vita Quetzacóatl figura come il benefattore dell'umanità. Infatti, dopo aver creato l'uomo col proprio sangue, vediamo che cerca di nutrirlo, e scopre il mais, che le formiche conservano dentro una collina. Trasformandosi in formica egli ruba a quegli insetti un granello di mais che poi regala agli uomini. Quindi egli insegna agli uomini la maniera di pulire la giada e le altre pietre; insegna loro a tessere le tele policrome, con il cotone miracoloso che nasce già colorato in diverse tinte, e a fabbricare i mosaici con le piume del quetzal, dell'uccello azzurro, del colibrì, della guacamaya e di altri uccelli dalle penne splendenti.
Ma sopratutto egli ha insegnato all'uomo la scienza, dandogli la maniera di misurare il tempo e di studiare le rivoluzione degli astri; gli ha insegnato il calendario, ha inventato le cerimonie ed ha inoltre fissato i giorni adatti alle orazioni e ai sacrifici.....
Infatti, Quetzacóatl è l'archetipo della santità; la sua vita di digiouno e di penitenza , il suo carattere sacerdotale, la sua benevolenza verso i figli, gli uomini sono chiaramente espresse nelle notizie che ci hanno conservato le cronache e nelle raffigurazioni dei manoscritti indigeni.
Ma accanto a questo aspetto di santità troviamo anche in Quetzacóatl il peccato, che si traduce agli occhi degli indigeni nella violazione dell'astinenza sessuale e nella ubriachezza. Il peccato viene rappresentato nei codici come il 'divoratore di immondizie': ed il peccato è appunto questo, un'immondizia morale, e arriva a proporzioni di tragedia quando è il dio stesso a compierlo, il rappresentante della santità, Quetzacóatl, il quale si lascia trascinare all'ubriachezza e all'incontinenza. Natturalmente, egli è indotto al peccato del dio male, Tezcatlipoca, e, come abbiamo detto sopra, nella lunga lotta che sostengono i due rivali, che nel loro combattimento creano e disfano l'universo per tornare a costruirlo e disfarlo, Tezcatlipoca, ha impiegato alla fine la seduzione per far cadere in peccato Quetzacóatl, come, secondo un altro mito, la dea dell'amore e della bellezza, Xochiquetzal, ha sedotto il virtuoso Yappan, provocando l'ira degli dèi che lo hanno trasformato in scorpione.
In questo modo la lotta cosmica diventa una lotta morale e, più tardi, quando il re tolteca, lo storico Quetzacóatl, viene costretto ad abbandonare Tula, sono i sacerdoti e i fedeli a Tezcatlipoca che perseguitano il Quetzacóatl storico e lo costringono ad abbandonare la regione centrale del Messico e a fuggire nelle terre di Veracruz, Rabasco e Youcatan.
L'ipotesi secondo il quale Quetzacóatl sia un'importazione d'idee europee in terra americana deve essere del tutto scartata. Molto prima che si scoprisse il continente americano, anzi molto prima che gli europei potessero intraprendere spedizione nel continente americano, ancora prima dell'era cristiana, già Quetzacóatl esisteva.
L'interpretazione del dio bianco e barbuto della leggenda, che sarebbe stato un vescovo irlandese o l'apostolo San Tommaso, non è che uno dei tanti errori che a forza di ripetersi finiscono coll'acquistare il peso di solide verità.
Quetzacóatl, il dio barbuto, è un dio antichissimo nella Mesoamerica; ancora prima del'era cristiana il suo culto esisteva in questa parte del mondo. Quetzacóatl insomma non è davvero un dio straniero giunto nelle regione messicana; egli è al contrario, uno degli dèi più importanti e caratteristici di essa.
Ma che vittoria?
Secondo la tradizione, ieri il Cristo dei cristiani è stato inchiodato nella sua croce, all'incirca al mezzogiorno, in quel del Golgota. Alle tre del pomeriggio questi dovrebbe essere spirato (una sorta di record mondiale, visto che la morte per crocifissione è una morte che passa attraverso una lenta agonia) e solo nel tardo pomeriggio viene rimosso dalla croce per venir portato in un sepolcro da Giuseppe d'Arimatea & co.
Ma nel cristianesimo non è tanto importante la crocifissione come evento quanto, semmai, come mezzo. Mezzo che porta alla resurrezione. Alla vittoria di Gesù sulla morte. Alla vittoria che ci ha salvato.
Salvato? Ma salvato da che?
Da quando Gesù è morto e risorto (e qui potremmo aprire intere discussioni sulla veridicità storica e canonica - intesa come scrittura nei vangeli - dell'evento) cosa è cambiato per l'uomo? Nulla. L'uomo continua a nascere, morire, combattersi come faceva prima. Su cosa ha vinto, allora, Gesù? Che può fregarcene se lui ha vinto la morte? Che poi, essendo figlio di Dio, quindi divino ma figlio e padre di sua madre, vista la Trinità (blasfemia incestuosa dello stesso cristianesimo), non è una vittoria di Pirro, per giunta scontata?
Insomma, questa resurrezione, non pare essere qualcosa di mostruosamente inflazionato ma che, in realtà, non ci ha portato nulla di che? Un sacrificio inutile del padre che fa scannare il figlio senza portare nulla di nuovo a noi...
Premesso che nei vangeli la resurrezione è un'aggiunta molto successiva alla loro compilazione (ricordiamoci sempre che il vangelo di Marco nel Codice Vaticanus, il più antico esistente, si interrompe al 16,8...la crocifissione) nessun riferimento alla resurrezione, che appare la prima volta qualche centinaio d'anni dopo...
Insomma...chissà chi e che cosa ha vinto...
Libertà e Giustizia: pedofilia.
Una piccola introduzione è doverosa:
Cosa spinge un'uomo ad abusare dei bambini, è perchè egli stesso ha subito violenze. Un punto che sono convinto, Benedetto XVI vuole evitare che questo ciclo infame che il violentato diventi violentatore. No omosessuali, no devianze strane, tutto per proteggere quello che è di più sacro, la verità..... Ma non ci si rende conto di quanto sia pericoloso sopprimere i propri piaceri. Non sto difendendo la pedofilia, in quanto è il gesto più estremo, di una persona che ha dimenticato la propria fede. Ovvero, se vogliamo dirla con termini religiosi, ha dimenticato cosa è la bellezza del creato, il piacere di vivere.
Un prete pedofilo non è un prete, è un'uomo qualunque che non ha niente da perdere. Mi chiedo, sono in carenza di preti, non possono toglierli anche perchè di cosa possono vivere? Cara(?) Chiesa è ora di prendere scelte radicali, cerchiamo di non prendere delle responsabilità che non sono vostre.
Piccolo OT: Mi sforzo a non pensare al passato, quando non c'era la televisione, la radio, i giornali... esistevano i pettegolezzi del paese ..ma in un convento? In collegio? E i figli abbandonati? Quale giustizia esisteva se non quella di Dio?
Questa è solo un'introduzione, perchè la storia è del tutto diversa, datata il 5 Settembre 2006.
Nel Bogotà in Colombia una bambina viene violentata dal patrigno, sarà la scarsa informazione? o l'influenza del patrigno? La bambina avrà un figlio/a, si ritrova così all'ospedale ad abortire. La notizia non ha molti dettagli, ma stavolta dal danno ecco che arriva la beffa.
Il vescovo scomunica tutti, tranne uno, il violentatore. Secondo il diritto cannonico bisogna difendere la vita, anche se la madre è minorenne.
Ora io mi chiedo, qual'è il concetto di giustizia e di libertà per un credente, libertà di compiere il male per poi pentirsi, qual'è il vero e sincero pentimento, se dio condanna il peccato e non l'uomo? Perseverare è diabolico! Queste domande hanno senso in quanto dalla libertà religiosa arriva anche la giustizia 'divina', perchè se è vero che esisiste Dio esiste anche il diavolo. Invece di prevenire cosa si fa? Non si può contrastare il demonio, lo si deve condannare in tutte le sue forme.
Ecco da dove nasce la leggenda che l'aborto è peccato, presupporre che il diavolo è un'entità che opera attraverso gli uomini. E Dio dov'è? Non opera attraverso gli uomini è al di fuori dello spazio-tempo, il creatore... un momento se è creatore comè possibile che non comunica direttamente con i suoi fedeli? Non è Satana che gestisce la carne? Questa contraddizione come si spiega?
Io la spiego così: O Dio ci prende per i fondelli o non esiste.
Se per voi è più importante essere in difesa del feto, piuttosto che alla qualità della vita, siete come quei uomini che credono che i fulmini sia opera di Dio. Cosa vi trattenete ancora? Smettetela di usare automoblili, elettricità, computer non fa per voi, tornate alle caverne. E questo non vale solo per i cattolici.





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